IL RUGBY A TORRE DEL GRECO: UNA (INCREDIBILE) STORIA DEL SUD

Storia

CRONISTORIA COMPLETA DELL'AMATORI RUGBY TORRE DEL GRECO: DALLE ORIGINI AD OGGI

I pionieri - La Polisportiva Turris, sezione rugby. Anni 1965-1967

Da un po’ di tempo due amici di Torre, Giulio Ferrara e Nicola Romano, che avevano da poco compiuto i 15 anni, si erano messi a seguire in TV tutte le partite di rugby che venivano trasmesse dalla RAI. Negli anni dal 1960 in poi l’Ente televisivo nazionale non lesinava spazi - come invece fa oggi e da oltre 20 anni- sul rugby, trasmettendo in diretta un buon numero di partite del Campionato Italiano, ma soprattutto il tradizionale incontro del periodo pasquale Italia-Francia (o meglio la seconda squadra transalpina). A coronare questo impegno di “sportivi in poltrona” (per modo di dire, perchè all'epoca non c’era giorno che non si giocasse a pallone per strada o sulla spiaggia, d’estate) i due si guardavano gli incontri del mitico 5 nazioni, che già allora venivano spesso trasmessi in diretta sui nostri teleschermi. Per la verità, Giulio proveniva da una famiglia che era stata nello sport (atletica e rugby) fin dalla metà degli anni trenta e di partite di rugby ne aveva già viste tante, dal vivo appresso al padre, di nome Ettore - ex giocatore insieme con suo fratello Alberto, più noto in Campania perché campione di lancio del martello nonché calciatore nella serie C del periodo 1932-34 - o in televisione, almeno dal 1958. Nicola pure amava lo sport ed apprezzava anche il rugby. Nel ’64 la squadra della Partenope Napoli aveva raggiunto l’acme della sua forza in campo nazionale (vincerà anche lo scudetto nel ’65 e nel ‘66), con 3-4.000 spettatori di media al Vomero:era insomma un periodo in cui il rugby a Napoli tirava assai, e c’era voglia di espanderlo: quale migliore occasione per il Comitato Campano quella di sollecitare un ex giocatore come il padre di Giulio a cercare di far qualcosa nella vicina e popolosa Torre del Greco, dove ormai abitava da anni? Fu così che, nella calda estate del ’65, Giulio e suo padre Ettore, con l’aiuto di Nicola, molto entusiasta dell’idea, si attivarono con decisione. Il padre di Giulio vide accolta da uno sportivo torrese, dirigente della Polisportiva Turris, la sua idea di ottenere sostegno costituendo, in seno alla Polisportiva, una sezione Rugby, che avrebbe usufruito gratuitamente del Liguori per un paio di allenamenti pomeridiani alla settimana e per qualche partita la domenica. A questo punto si doveva solo iniziare il reclutamento degli atleti ed affiliare la squadra alla F.I.R.. Il tutto cominciò quindi verso fine agosto o primi di settembre 1965. Questa piccola, grande storia del sud era cominciata... Ben presto si aggregarono Gianni Romano e Francesco Saverio Sorrentino, nomi notissimi anche oggi nell'ambiente. Si iniziò a giocare verso fine ottobre del 1965 e la prima partita fu persa a Napoli contro il Vesuvio per 15-0, risultato ottimo in quanto la squadra giocò il sabato ed in 14 poiché un giocatore era impegnato a scuola in un Istituto Tecnico con orario fino alle quattro pomeridiane. La prima in casa fu persa 22-0 con la mitica Partenope , davanti a circa 100 spettatori che pagarono 100 lire attratti dalla grande novità. Da parte della squadra torrese, però, non si ripetè più l’esperimento dei biglietti, forse perché i dirigenti della Turris non ritennero che ne valesse la pena dato che la sezione rugby giocava pochissime partite e sicuramente rischiava di perdere sempre. Seguirono altri 5-6 incontri e la breve prima stagione era già finita. Si riuscì a pareggiare una volta ed addirittura a vincere un’altra, sempre in casa, ed a dispetto dei soliti ipercritici, sempre pronti a far cadere qualsiasi iniziativa che sappia di nuovo! L’estate del ’66 passò con duri allenamenti al Liguori, in pieno agosto, mentre si svolgevano i mondiali di calcio del 1966, resi famosi dall’umiliazione dell’Italia battuta dalla Corea e dalla nota canzone di Antonello Venditti “Giulio Cesare” (.....era l'anno dei mondiali, quelli del '66, la regina d'Inghilterra era Pelè.......). Sull’onda dell’entusiasmo, dopo avere arruolato almeno una quindicina di nuovi, tra cui alcuni ragazzi di 14-15 anni, tra cui i pure assai noti Bruno Bartiloro ed Antonino Lopez, ma anche Pasquale Romano, Attilio Andreotti,Vincenzo Mastriani, Sorrentino (oggi scultore) si raggiunse la cifra di circa 30 tesserati, di cui però alcuni non avevano ancora 15 anni e quindi non potevano giocare. Allenati da Martone. Si disputò così l’attività seniores , con il campionato di serie C, su base allora regionale, con almeno 6-7 giocatori ancora minorenni ma che costituivano grossa parte del nerbo della squadra. Ancora una volta poche partite, quasi tutte perse di poco con squadre molto più esperte.

Lo Sporting club Torregreco, sez. rugby. (La banda dei brocchi?). Anni 1968-1970.

Sul finire del 1967 l’esperienza con la Polisportiva Turris terminò, anche perché iniziava allora una nuova fase del calcio minore, che in pochi anni ne avrebbe trasformato completamente il volto portandolo da quello che era ancora in parte un divertimento per “quasi” dilettanti (come allora poteva essere il calcio italiano, con buste paga nascoste sotto banco) in un’attività professionale vera e propria, con un modo di pensare e di agire che giunse negli ultimi anni ’70, ed almeno nel sud Italia, a permeare di sé ogni livello del calcio , perfino quello dei giovani e dei bambini di 10-12 anni.(Esplose allora il fenomeno delle "scuole calcio" che rappresenta ancora oggi la vera fonte di reclutamento di base del calcio). Questa nuova “mentalità sportiva”, considerata dai cosiddetti “addetti ai lavori” come l’unica possibile, ha oggi condotto l’intero sport italiano in un vicolo cieco; questo perchè non solo ha tagliato alla base, nel calcio italico, le radici del vero associazionismo sportivo, unica vera risorsa per una buona educazione alla vita dei giovanissimi, ma anche è stata trasferita - in misura ridotta ma sostanzialmente simile - anche negli altri sport come basket e pallavolo, almeno per quanto concerne il concetto di "passione sportiva " per un determinato sport, trasformando anche atleti aspiranti ad un qualsiasi tipo di livello, in piccoli semiprofessionisti che esigono rimborsi spese per praticare lo sport, anche a basso livello. I nuovi dirigenti della allora sedicente "polisportiva Turris", presi dall’ebbrezza del professionismo a tutti i costi (specie con i soldi degli altri), cominciarono a tollerare a stento che i giovani rugbisti si allenassero dietro una tribunetta di legno lato mare (all’epoca il Liguori era disposto in senso ortogonale all’attuale) e giocassero gli incontri la domenica mattina alle dieci. Fu così che, soprattutto grazie alla mediazione del loro giocatore F.S. Sorrentino, già prima citato, si riuscì ad avere l’accoglienza nel seno di un’altra neocostituita Polisportiva, specializzata tuttavia nel basket, lo Sporting Club Torregreco, che per la verità dimostrò subito di soffrire della stessa malattia dei calciofili - sedicenti polisportivi - della Turris: “Facciata di sportività a 360°, ma sostanziale mania di grandezza in un solo sport” (con i conseguenti passi più lunghi della gamba e le inevitabili cadute a piombo, corredate negli anni a venire, specie nel calcio, da bancarotte reali o sventate in extremis grazie a sostanziosi aiuti esterni pubblici). Ci fu così un biennio di stenti in cui l’unico aiuto ottenuto dai nuovi dirigenti- ricchi di buone conoscenze in ambito comunale - fu quello di non pagare l’uso, peraltro ridotto come sopra detto, del Liguori. In compenso nacque la prima formazione giovanile, dai 16 ai 19 anni, che si comportò discretamente anche se fu travolta (quasi 80 punti subiti) dalla coetanea formazione della Partenope, ricca di nazionali giovanili e futura vincitrice dello scudetto under 19. I più grandi, che -tranne uno- non superavano i 22 anni, disputarono per due anni ancora la serie C, questa volta estesa all’Italia dal Lazio alla Calabria, con incontri contro squadre che 5-6 anni dopo giunsero in serie A, come CUS Roma, Reggio Calabria ed il vicino Benevento, dove il rugby avrebbe ricevuto ben altre attenzioni dall’Amministrazione comunale e provinciale. Dopo un paio di vittorie in due anni, i nostri erano stanchi e sfiduciati perché ormai anche il Liguori era loro negato e i dirigenti Sporting sognavano ad occhi aperti di imitare , se non la mitica Simmenthal Milano, l’astro nascente della Partenope Napoli basket o, un po’ più dietro, il Maddaloni poi Caserta. Sembrava proprio che, dopo l’inizio speranzoso dell’era Sporting, le delusioni accumulatesi per la necessità di dover fare tutto da soli stessero prevalendo sulla volontà dei giocatori-autodirigenti dell’ancora in fasce rugby torrese, ma….

L’era dell’autonomia..(dal 1970 in poi). La Rugby Lions Torre, la Rugby Torrese , la Rugby Lions Torrese.

La fine del 1969 e quasi tutto il 1970 passò senza campo sportivo, senza quasi giocare, con alcuni giocatori passati ad altre squadre e/o spesso impegnati in corsi per nuovi arbitri o allenatori. Ma non poteva continuare così, e perciò, grazie alla inclinazione del citato F.S.Sorrentino ad organizzarsi in maniera organica e piuttosto rigorosa, ed alla grande passione di almeno 5-6 altri, con in più qualche altro giovane proveniente da altri sport, nacque -nell’estate del ’70- la prima squadra torrese solo di rugby: la Rugby Lions Torre, dotata di un ferreo statuto che coinvolgeva, quali soci-atleti, i giocatori stessi oltre qualche altro non giocatore. Possiamo oggi dire che è stata proprio quella ferrea volontà di rendere partecipi, ognuno per le sue capacità ed attitudini, tutti gli atleti stessi nella gestione societaria e nella spesa di mantenimento dell’attività sportiva a far sì che quella Società rugbistica, del tutto autonomamente e con le sole sue forze, sia riuscita a coinvolgere nel seguito degli anni (quasi quaranta dal 1970), centinaia (circa 500, esclusi i minori di 14 anni) di giovani torresi dai 12 ai 25 anni circa (e poi anche ultratrentenni), ottenendo da essi non solo i giocatori per l’attività senior e giovanile, ma anche quelli della propaganda; tutti questi poi, integrandosi a vicenda formarono a partire dal 1980 una squadra che riuscì ad ottenere molteplici affermazioni in campo regionale ed anche fuori regione. Si gettarono allora molti semi che nel seguito produssero i loro frutti. Nel frattempo avevano conseguito il patentino di arbitro: nel 1969 F.S. Sorrentino e Giulio Ferrara, primi arbitri diplomati del rugby torrese, anche se solo F.S. Sorrentino farà la carriera. Poco dopo seguiranno Giovanni Romano, Bruno Bartiloro, Pietro Sorrentino, Paquale Romano e molti altri, raggiungendo alcuni le ben note mete di livello internazionale.

Lo sviluppo del rugby torrese autonomo. ( 1.a fase :1975-1981).

Dopo la creazione di una base forte di soci-atleti, si iniziarono le attività di minirugby/propaganda, per i ragazzini di 13-15 anni , aggiunte al campionato giovanile ed a quello di serie D.Si vinse nel 1975 un girone meridionale e si ottenne la prima vera promozione in serie C , portando la squadra ad incontrare compagini calabresi, abruzzesi, laziali , mentre le giovanili viaggiavano su un soddisfacente livello: il tutto esclusivamente con i propri vivai.

Scissione e ricomposizione (1982-1985).

Nel successivo periodo 1982-1989 la società rugbystica torrese vide dapprima staccarsi una costola , la Rugby Torrese, voluta da alcuni dirigenti che non erano d'accordo sui metodi di gestione, e maggiormente propensi ai settori del minirugby. Questa nuova società accolse ben presto nel suo seno, portati dal coach napoletano Franco Mazzagalli , un gruppo di ragazzi provenienti dal disciolto San Giorgio a Cremano (sponsor Le Turtelen), di cui facevano parte una ventina di senior e/o under 19 tra cui quelli ancora oggi noti si chiamavano Salvatore Lucia, Lello Scognamiglio, Nando Iacone ed altri. Questi ragazzi giocarono a Torre fino al 1989, contribuendo alla quasi-promozione in B del 1987. Tuttavia, forse è bene precisarlo, tutti loro avevano un'impronta formativa assai diversa dai torresi doc, impronta che successivamente emergerà in maniera evidente. Nel 1985 le due società si fusero con il nome Rugby Lions Torrese.

Lo scatto in avanti e la promozione mancata per un soffio, poi il crollo (1985-1991).

La società nata dall’unione delle forze che per 3 anni circa si erano separate, si poteva considerare la quinta-sesta dell’intero meridione, raggiungendo l’obiettivo di far contemporaneamente giocare 5 squadre la stessa domenica! Il presidente onorario fu sempre Ettore Ferrara, l’antico Pater familias, presente sul campo quasi tutti i giorni fino al 1983, prima che una progressiva malattia lo allontanasse definitivamente dal suo amato sport. Nel 1985 la R. Lions Torre era stata ammessa alla neocostituita C1, cui seguiva la C2, entrambe derivanti con qualche differenza dall'abolizione delle serie C e D. Iniziava allora una nuova politica della Federazione che, sotto la spinta dei maggiori club, iniziò allora una "verticizzazione" del rugby italiano; la parola d'ordine divenne, in sostanza: " chi non ha mezzi economici, resti indietro" . Furono sospesi i (piccoli ma fondamentali) sostegni economici alle società di base; furono aiutate le società di vertice ; furono istituiti gironi di C1 con trasferte numerose fuori regione, al fine - si sperava - di "selezionare" i club più ricchi. Il risultato reale si vide dopo dopo 3-4 anni : invece di selezionare verso l'alto club dalle basi forti di praticanti, vennero su i club più megalomani (stile calcio), destinati ovviamente a fallire in pochi anni.Infatti, dopo la vetta di numero di società e tesserati realmente praticanti raggiunta a fine anni '80, si assistè ad una vera e propria fase depressiva che, se vogliamo,è durata ( e forse per molti aspetti dura ancora, purtroppo). Oggi il numero di club che fanno attività senior è inferiore a quelli del 1988. Comunque, la under 19 della Lions, ricostruita quasi dal nulla l’anno prima, vince imbattuta il titolo di campione meridionale del Gruppo 2 dell’under 19 e viene ammessa alla serie di eccellenza nazionale che però non disputerà l’anno dopo per mancanza dei necessari fondi; è da notare comunque che questa veramente irresistibile squadra era formata dalla stessa ventina di atleti che l’anno prima, da neofiti, le aveva prese da tutti, solo rinforzata da 3 ragazzi del vivaio di particolari capacità che l’anno prima non avevano giocato, pur avendo 17 anni, perché quasi sempre utilizzati dalla prima squadra! Tra questi ricordiamo l'oggi noto Antonio Sorrentino, di cui diremo più avanti. Anche la Rugby Torrese era riuscita ad ottenere ottimi risultati nei giovanissimi, reclutando bambini di elementari e medie e portandoli a disputare gli importanti tornei nazionali di Benevento e di Treviso.

Nel 1986 con le due squadre fuse nella Rugby Lions Torrese, si disputa C1, campionato riserve, campionato under 19, under 15 ed attività under 13 e under 11.

1987-1988: la R. Lions Torrese termina a pari punti con il Pomigliano il girone sud di serie C1, con squadre siciliane, pugliesi, calabresi ecc.., ma non viene ammesso alle finale per la B (poi vinte dal Pomigliano) per differenza dei punti segnati negli scontri diretti. Continua a tutti livelli il resto dell’attività, giungendo agli ottavi di finale nazionale nel torneo Riserve, dove si è battuti nel Cus Roma che schierava Barba e Siciliano, allora giovani che divennero presto nazionali. 1989-1991: inizia la grande crisi economica del rugby torrese a causa dei grandi impegni e della cessazione dei seppur modesti contributi federali e comunali. La squadra nel 1989 fronteggia una C1 tremenda con trasferte in Sicilia e Sardegna, e retrocede, priva di riserve. Nel 1990 -‘91 si disputa solo il torneo under 15, mentre alcuni senior torresi ancora molto validi, vanno a formare, con altri, in particolare una decina degli ex San Giorgio, la spina dorsale del Rugby Portici, che avrà vita breve. Invece la maggior parte dei suoi giovani talenti, dai 16 ai 23 anni, nel 1990 viene “rubata” dalla Partenope . E' proprio il caso di dire così perchè accadde che, ai primi di settembre del 1990, mentre la dirigenza si apprestava agli allenamenti con l'idea di fare la C2 con una squadra formata da cinque - sei anziani validissimi e circa 10-15 giovani super ( bastino i nomi di Raffaele Sorrentino, Palmerino Di Franco , i giovanissimi e fortissimi nazionali under 17 Peppe Sorrentino e Carlo Damasco(!) , il compianto Giampasquale Di Giacomo, Gaviglia, Rivieccio ed altri pure promettenti), improvvisamente si seppe che questi ragazzi, chissà come, avevano iniziato ad allenarsi con la Partenope!! Ora avvenne che, con le folli regole falsamente iperdilettantistiche dell'epoca , che badavano allo status dei giocatori dimenticando le società che li avevano allevati per anni con enormi sacrifici, ben 15 atleti furono tesserati "ope legis " con la Partenope perchè questa era una società di serie superiore (allora in ascesa dalla B alla A2) !! Siamo convinti che quella squadra che si stava facendo partire avrebbe fatto un sol boccone delle altre in C2 e sarebbe passata in C1 con la premessa di vincerla nel giro di un paio d'anni , mentre siamo altrettanto convinti che l'ascesa della Partenope nel periodo 1990-1995 - quando giunse allo spareggio con il Calvisano per la promozione in A1 (poi perso) non si sarebbe verificata , anche se all'epoca la compagine napoletana contava su un proprio forte gruppo di ottimi giovani già ben maturi, in specie sui 3/4 e mediana ; ma come si sa, senza una forte mischia, nel rugby non si fa niente, e così i napoletani misero in squadra, accanto all'allora ex torrese Antonio Sorrentino, ceduto l'anno prima per 5 palloni e con la promessa di non ben specificati "accordi di collaborazione futura" , altri 3-4 titolari fortissimi e giovanissimi che erano prodotti dallo all'epoca grande vivaio torrese. NOTA BENE : dopo le fortissime proteste della squadra torrese, con una FIR che non seppe fare altro che alzare le mani, quella che era divenuta una delle prime 5-6 realtà del sud ridusse le sue attività del 90% . In seguito, anche per altri casi analoghi , la FIR ha dovuto introdurre alcuni vincoli a tutela delle società di base, quali ad es. il vincolo più stretto del cartellino, le indennità di formazione, ecc.. Nel frattempo, oltre alla squadra torrese, cessarono l'attività nel giro di due-tre anni decine di squadre in tutta Italia (Basti consultare gli annuari del rugby dell'epoca 1988 e seguenti). Si verificò così il paradosso italiano dove, mentre si assisteva ai successi di una Nazionale in cui gli stranieri erano solo 3, ed il resto era il prodoto dei vivai nati a partire dal boom degli anni '75-'80, la base franava clamorosamente perchè era iniziata la frenesia dei club "ricchi" (?) che volevano in tre-quattro anni arrivare ai massimi livelli , invogliando gli atleti con sostanziose ( e non attuabili) promesse : nacquero e scomparvero, dal 1991 al 2000, decine di squadre che, imbottite di argentini, sudafricani ecc.., nonchè dei migliori italiani, salirono e rapidamente discesero - una volta finiti i denari - le scale del Gotha ovale italico, che più che altro erano scalette a chiocciola o scale "alla marinara" . Insomma, il "CANCRO" dello sport all'italiana aveva preso anche il mondo del rugby nostrano. In compenso, la base aveva perso qualche migliaio di praticanti. NOTA BENE NEL MOMENTO IN CUI QUESTE RIGHE SI VANNO COMPLETANDO, SIAMO ARRIVATI AL 2007 E, COME SI VEDE, DA BRAVO TUMORE IL CANCRO DI CUI SOPRA NON HA FATTO CADERE LE SUE METASTASI: OGGI LA NAZIONALE SCHIERA CIRCA 15 STRANIERI, I CLUB DI ELITE CIRCA 10, I GIOVANI VALIDI SONO POCHI. IN COMPENSO C'E' PIU' CONOSCENZA DEL RUGBY, DI CONSEGUENZA I GIOVANISSIMI SUPERANO I 30.000 TESSERATI E I SENIORES ....... SONO CIRCA 8.000 , PIU' O MENO COME NEL 1985. NATURALMENTE PARLIAMO DEI PRATICANTI REALI, NON DEI TESSERATI. 

1991-1999: La grande crisi dello sport torrese, anche del Rugby.

Questo periodo si caratterizza per il vero crollo, progressivo, non solo del rugby ma anche di tutto lo sport di Torre, con il ridimensionamento clamoroso delle pur belle realtà del basket, pallamano, hockey su prato e rugby, in massima parte dovuta - oltre che alle situazioni avvenute nel rugby di cui sopra - al totale disinteresse dell’Amministrazione locale ad affrontare seriamente il problema impiantistico e quello delle agevolazioni allo sport di base. Solo apparentemente , da quel momento, è sembrato talora ancora in auge il calcio, ma questa è solo -in concreto- una facciata realizzata attingendo fondi sempre maggiori dalla “cassa dei debiti insoluti”, che porterà alla fine del decennio allo sfascio. Tra l’altro, a partire circa dalla prima parte degli anni ’80, erano andate scomparendo le classiche e storiche società minori calcistiche di Torre, che giocavano, anche bene, per il solo scopo di divertirsi e divertire, e furono tutte sostituite da squadre e/o scuole calcio, ultima versione dello sport-divertimento di base con fin troppo ampie concessioni all’aspetto commerciale (anche se di stampo “artigianale” ), tipico dell’Italia -specie meridionale- e fenomeno pressoché unico nel panorama calcistico europeo. 

Il Rugby a Torre dal 1992 al 1997.

Rimane a Torre solo la squadra scolastica dell’IPAM, la Cristoforo Colombo, guidata dal suo prof. Giovanni Romano, già dirigente arbitrale nazionale, che comunque recluterà alcuni validissimi talenti. Sfortunatamente, si è trattato di ragazzi che, in gran parte, ad appena 19-20 anni hanno dovuto trovare il sistema di guadagnarsi la vita, e perciò sono emigrati da Torre. Non riesce a decollare anche la Rugby Turris, fondata da molti ex all’incirca nel 1995, che incontra le sue difficoltà a reperire chi si impegni “sul campo” ad allevare nuovi atleti. Le sue attività durano poco e sono limitate al minirugby. 

Dal 1997 alla metà del 1999. 

In questo biennio , sparita la Colombo per difficoltà organizzative, i suoi atleti migliori in grado di continuare, insieme con alcuni ex giovanissimi ed ancora ventenni della R. Lions Torrese, proseguono l’attività costituendo parte dell’ossatura della under 20 della Partenope Napoli. Grazie alle iniziative di F.S. Sorrentino, a partire dalla fine del 1998 molti ex, di cui parecchi giovani, si incontrano sui campetti torresi per disputare accese partitelle, seguite da una pizza. 

IL RINASCIMENTO. IL NUOVO RUGBY TORRESE. LO SPORT ITALIANO SI ADEGUA ALL’EUROPA? 

1999- 2002. Come detto poco prima, già dalla fine del 1998 i soliti veci, appassionati anche e soprattutto dello “stile di vita sportiva” tipico del rugby, confortati dal fatto che a Torre, almeno nel settore arbitri, si stavano ottenendo risultati eclatanti, e che comunque esistevano ancora a Torre una ventina di giovani dai 20 ai 30 anni in grado di giocare e stufi del girovagare e considerata inoltre la nuova fase di espansione e notorietà del rugby italiano ( prossimo ad entrare nel mito ovale del Torneo delle 5 nazioni), decidono di incontrarsi in partitelle open un sabato ogni tanto, coinvolgendo anche gli altri ex . In seguito al successo ottenuto, 5 dei rifondatori danno vita, con atto notarile registrato, alla “Associazione Sportiva Dilettantistica Amatori Rugby Torre del Greco”. Questa nuova realtà approfitta del nuovo modo di vedere lo sport a Torre, che sta finalmente entrando in strati sempre più diffusi della cittadinanza: sono ormai caduti molti miti che avevano bloccato letteralmente lo sviluppo degli sport torresi: "il dio calcio " non è più - tout court - l'unico sport di squadra per il 95 % dei giovani; esiste una maniera di fare sport per ognuno di noi, adatta ad ogni fisico, ogni mentalità, ogni cultura! Nei soli primi tre anni l’A.R. Torre del Greco raggiunge la C1, ha una squadra under 18 ed una under 16; inoltre partecipa a vari tornei under 14 e 12, con altri piccolissimi che pure sgambettano sui campi, per un totale di circa 110 praticanti effettivi. Organizza ogni anno il torneo “Ettore Ferrara” per under 14 e 12, nonché la “Festa della meta” con sponsor il Comune (Esperienza molto valida ed estesa alle Feste di altri sport, ma che finirà dopo due anni, per essere sostituita da qualcosa di più appariscente ma nettamente di minor diffusione della pratica ( circa 300 ragazzini delle elementari solo per il rugby), il tutto in una intensa 2 giorni “All Rugby”, dove trovano posto incontri under 16 e perfino accesissime partite miste con i mitici “old” in campo. Infine, ancora successi per la sezione arbitrale torrese, da alcuni giudicata una delle migliori d’Italia. (tranne ovviamente che in Campania). 

2003 - 2004. La crescita continua, pur tra le tante difficoltà economiche e quelle connesse agli impianti. Si stabilizza ogni anno la partecipazione ai tornei : C1, U19 , U17 ed U15; la formazione U13 svolge il massimo di attività consentita dalla esigenza di trovare avversari con cui misurarsi nei tornei, ed anche la U 11 riesce in media a disputare 4-5 incontri. Le difficoltà, in questi casi, sono anche dettate dalla scarsità di educatori adatti al fabbisogno ei ragazzi, ma anche alla poca disponibilità economica delle casse sociali, oltrechè alla mancanza di un campo appena decente. Non a caso, quando, dal 2003, si inizia a poter utilizzare almeno un pò lo stadio Liguori - grande e dal manto erboso - inizia a decollare il livello delle varie squadre, fino alla promozione, nel giugno 2004 allo stadio neutro di Cosenza, contro la Scuola rugby Catania, in un incontro tiratissimo vinto a cinque minuti dal termine grazie all'ingresso in mischia del capitan Sorrentino I (Antonio), anche allenatore con S.Lucia, e che sostituisce capitan Sorrentino II (Raffaele), squalificato; grazie ad una spinta finale poderosa del pacchetto, nettamente da serie superiore grazie ai colossi torresi ( aggiungiamo Palmerino Di Franco tra i veci ma anche Scarpato , Visciano, Annunziata e L. Lucia tra i più recenti, oltre ovviamente al superesperto Falanga ed ai semigiovani Giancarlo Panariello, Varriale ecc..), la palla ai 5 metri sfugge al Catania (che aveva inserito il pallone) , rotola in area di meta etnea e Luca Lucia, avventandosi sopra, la schiaccia a terra. Il tripudio finale accomuna anche i tre quarti e i mediani , tra i quali hanno disputato la maggior parte delle partite i fratelli Grandoni, Carlo Esposito, il leone Alfredo Fiore, Gaviglia, Fabrizio Monica , Fabrizio Bartiloro , e poi gli ultimi arrivati Connor Sheedy, Stefano Borrelli e qualche altro che ha preso parte alla cavalcata imbattuta fino all'ultimo incontro con il Cosenza a casa di quest'ultima( sconfitta stretta con un uomo in meno per espulsione affrettata del capitano. 

2005-2007: WILLIAM WEBB ELLIS TORRESE

2007-08: Un’annata sugli scudi. Finisce un anno importante di rifondazione. L’anno sportivo che ormai volge al termine (manca solo il torneo amichevole seniores Amatori – R. Vesuvio – NATO Lions), è stato un anno importante, di rifondazione della società. Per chi, dirigente, tecnico o atleta lo ha affrontato con spirito di casacca, un anno di rinascita.Non nascondo che, seppur tanto si poteva fare di più, abbiamo segnato dei punti importanti e qualificanti per il riaffermarsi del rugby a Torre. Permettetemi di chiarire subito che chi scrive non è animato da alcuna volontà d’autocelebrazione. Riprendere la società da un salasso finanziario che aveva comportato la stagione sportiva 2006-7, oltre a rianimare un ambiente ferito da una retrocessione dopo 3 anni in serie B e da qualche polemica, non era facile.Questa era la situazione al maggio 2007. E’ meglio non nascondersi dietro ad un dito.Si era sull’orlo di un precipizio che avrebbe significato la scomparsa dell’Amatori e, probabilmente, dopo i precedenti della Rugby Lions Torrese, un altro lungo periodo a Torre senza rugby. C’era il rischio, nemmeno tanto remoto, della colonizzazione di un movimento da parte di una qualche società del capoluogo, avente lo scopo di succhiare da Torre solo le migliori energie.Lo spirito che ha animato chi, nel maggio del 2007, ha affrontato la sfida di far risollevare la nostra società dal baratro in cui era crollata, è stata di mantener vivo a tutti i costi (d’impegno e di lavoro) il gruppo che intorno all’Amatori si era formato.Ecco il perché di certe scelte, ancorché avventurose, quali schierare tutte le squadre (anche la serie C) finora messe in campo e rispettare gli impegni (pur se molto onerosi) intrapresi con realtà scolastiche di comuni vicini.Si voleva, in altre parole, avviare il risanamento economico della società senza danneggiare il movimento. Penso che, pur tra notevoli difficoltà, siamo sulla buona strada.I numeri, credo, sono dalla nostra parte. 217 tesserati, ben 7 squadre schierate in campo (C, Under 19, under 17, under 15, under 13, under 11 e under 9) sono una realtà inconfutabile. Penso che questo possa essere una punta d'orgoglio che debba coinvolgere ognuno di noi. Dall’atleta seniores ai piccolissimi del minirugby, sapere di far parte di una società vera. Che s’impegna per il futuro. Che possa dire, dopo quest’anno di rifondazione, di aver un progetto che guardi avanti.In tutto questo, buona parte delle pendenze economiche, sono state sanate. Va detto, anche se comprendiamo che questa non è la sede di bilanci numerici ma sportivi. Rimandiamo il consuntivo economico all’Assemblea dei Soci. Certo, ripeto, si poteva fare meglio. Visto però, quale era il dato di partenza, permettetemi di esprimere piena soddisfazione.Veniamo, quindi, alle singole squadre: 

SERIE C. All’inizio della stagione sportiva, quando abbiamo fatto il famoso conto della massaia per vedere quali erano le forze con cui avviare il campionato, non vi nascondo che c’erano tutte le possibili scuse per tralasciare in partenza questo progetto. Tra abbandoni, impegni personali, infortuni e vari, il numero degli atleti per comporre l’organico della squadra, non permetteva nemmeno di scendere in campo.Eppure la fiducia nei nostri mezzi, la caparbietà e l’entusiasmo d’alcuni ci hanno fatto compiere questo passo. Un grazie va a Mirabella che ha varato questo piccolo gozzo che all’inizio era la nostra serie C. Ma soprattutto il mio personale grazie va a Giancarlo Panariello che, collante di un gruppo, sapeva come i dirigenti di dover sudare quest’anno le classiche sette camicie per costruire per l’avvenire. Un grazie da estendere, ovviamente, anche a tutti quelli che ci hanno dato fiducia, impegnandosi sul campo strenuamente per il nostro blasone.Un campionato finito in crescendo, quello seniores, con le belle prestazioni contro l’Afragola ed il Rugby Benevento.Un campionato nel quale, nelle ultime partite ci siamo anche permessi il lusso (chi l’avrebbe mai creduto all’avvio) d’avere, oltre che una panchina degna di questo nome, anche qualcuno in tribuna, che ahilui non aveva trovato spazio.Tutto questo non è altro che la base per la stagione 2008-9 che la società sta già incominciando a vivere.Prolungando sia la stagione attuale con tornei amichevoli e soprattutto dopo il meritato riposo, ripartire subito con una preparazione estiva che ci permetta minore improvvisazione nel prossimo campionato.Per dare subito un segno di continuità, si è già definito per grandi linee lo staff tecnico e atletico della seniores. 

UNDER 19. Cosa dire di una squadra che ha chiuso il campionato con 87 punti, 18 vittorie su 20 partite, 152 mete e 981 punti fatti?Sapevamo all’inizio dell’anno che l’Under 19 era la nostra punta di diamante. La fiducia nel lavoro di Salvatore De Stefano, che negli anni scorsi aveva amalgamato un gruppo di buona qualità, ci faceva ben sperare in questo campionato.Ebbene, i ragazzi hanno mantenuto fede alle promesse. L’impegno dimostrato da tutti nella presenza agli allenamenti, pur con più di qualche mugugno dei genitori, ha fatto il resto. Ci siamo ritrovati per buona parte del campionato in testa alla classifica a punteggio pieno ed allora l’appetito è venuto mangiando. Non nascondiamoci.Ognuno di noi ha coltivato nel proprio intimo, la speranza che questi ragazzi avrebbero potuto sostenere nella prossima stagione, il campionato elite di categoria. Non è successo…Il rammarico dell’obiettivo segretamente sperato e mancato non ci deve abbattere. L’aver perso un campionato, qui consentitemi una punta polemica, per il poco o nullo impegno dimostrato da un’avversaria (addirittura con una rinuncia) nell’affrontare il Rugby Cosenza, poi vincitore, falsando una stagione, non diminuisce certo il valore della prestazione.In tutto questo s’innestano le convocazioni in zonale nazionale o nelle selezioni regionali di nostri atleti. Qualora qualcuno cercasse dei nomi, non li troverebbe. Perché nei limiti e nelle capacità, con spirito d’abnegazione, molti sono andati al di là del puro impegno ludico. Scendendo in campo pur se in precarie condizioni, nonostante quello che si dica hanno dimostrato un attaccamento ai colori sociali che è il segno della maturazione.E' giusto quindi che ad ognuno di loro, esprima il mio plauso e un ringraziamento personale. Sapendo che la stagione prossima, con la retrocessione dall’elite della Partenope, il rafforzamento del Sammaritano, e il ripetersi della rivalità con il Cosenza aumenteranno il lotto delle pretendenti alla vittoria, invito i nostri juniores a far ancora meglio in avvenire.Se questi nostri giovani manterranno le attese e ci saranno vicini, la società ha un futuro in cui sperare per recuperare quelle posizioni che le spettano nel panorama rugbistico campano e nazionale. Ai ragazzi, la gran parte impegnati nell’esame di stato, il mio sentito sostegno ed un arrivederci alla partenza della stagione 2008-9 che mister De Stefano sta già programmando. 

UNDER 17. Permettetemi, è difficile parlare delle esperienze vissute. Per me l’Under 17 è stata una esperienza vissuta. Momento per momento. Da squadra di passaggio e di crescita L’Under 17 guidata da Carlo Giobbe, ha confermato il valore di ciò che stiamo facendo. Dare valore al vivaio. Dopo l’under 15, nella scala di maturazione dei nostri atleti, è stato un biennio importante.Parlo di biennio e non d’anno, perché chi ha visto perfezionarsi in questi due anni i ragazzi dell’Under 17, ne valuta i progressi in termini di crescita tecnica e d’impegno.Anche qui, le convocazioni zonali nazionali e regionali hanno premiato i nostri atleti e la società.Il campionato, più breve dell’under 19, è stato caratterizzato da notevoli pause tra un impegno e l’altro. Con un conseguente altalenarsi di prestazioni. Soprattutto per le cadute di concentrazione che le pause portavano con sé.I nostri ragazzi, hanno però scoperto con piacere in caso di vittoria e constatato amaramente in caso di sconfitta, che ogni partita era al loro livello di gioco.Affermiamo con questo che, tra le squadre di testa e la nostra (terza in classifica finale), non esisteva un divario abissale.Una consapevolezza che avvalora il lavoro di Carlo e deve essere una certezza nella mente dei nostri ragazzi per il loro futuro in under 19 e per la prossima under 17.La vittoria nel Memorial Di Giacomo del 25/5, è stato il culmine di una crescita. Auguri ragazzi. 

UNDER 15. Con l’under 15 s’iniziano a raccogliere i frutti (pur presenti anche in under 17) del lavoro svolto sui ragazzi della Solimena di Barra.Pur tra notevoli difficoltà, Lello Lombardi (che potremmo soprannominare l’equilibrista) ha ottenuto la quadratura del cerchio. Poche volte la nostra squadra è scesa in campo con l’organico al completo. Eppure in tutte le partite, l’inferiorità numerica non è mai stata un problema. Per l’impegno dei ragazzi che, permettetemi, a volte è stato commovente.Uniti tra loro e per la squadra.Orgogliosi di far sentire a tutti (amici e soprattutto avversari) quel: “CHI SIAMO NOI … TORRE”. urlato a squarciagola. Il segnale di un appartenenza ad una società che si sente dentro.Capaci di comprendere quando avevano sbagliato e riprendersi immediatamente. Capaci di stare vicino ad un compagno in difficoltà nel gioco e nella vita.Spirito di squadra?Attaccamento ai colori sociali?L’uno e l’altro.Amo definirla con una sola parola.Maturazione.L’under 15 è la squadra che ritengo più sia cresciuta nei valori quest’anno… Merito dei ragazzi, della società ma soprattutto di Lello Lombardi che, da tecnico ma soprattutto da educatore ha saputo infondere loro i giusti valori.La vittoria nel Memorial E. Ferrara del 25/5 è la riprova di tale crescita…Molti di loro, tra cui qualcuno convocato quest’anno in selezione regionale, mi auguro, si affermeranno in under 17.Grazie ragazzi: Grazie Lello. 

MINIRUGBY. Il minirugby è il settore che più guarda al futuro dell’Amatori.Un passo importante è stato fatto quest’anno, con l’accordo raggiunto con le scuole elementari “G. Mazza” e “N. Giampietro” di Torre del Greco che si aggiungono alla Solimena di Barra.Il torneo dedicato al compianto Enrico Di Cristo agli inizi di maggio, con la discesa in campo dell’Under 13 (che peraltro aveva fatto altri concentramenti), dell’under 11 e dell’under 9 è una tappa importante verso una maggior penetrazione del rugby nelle scuole cittadine.Sappiamo che, la maggior attenzione verso i piccoli è anche verso il futuro dell’Amatori.Questa è la sfida dei prossimi anni.Incrementare le collaborazioni con gli istituti scolastici, d’ogni ordine e grado della nostra città, e seguirle con continuità non farà altro che bene al movimento. Allevare i più piccoli, aumentare la nostra capacità di attirarli e curarne l’interesse verso il rugby ed i nostri colori sociali deve essere un impegno precipuo.Per fare ciò è opportuno creare una serie di capacità, tecniche e pratiche nella gestione dei più piccoli che si affiancheranno alle disponibilità di Cillo, Quirino, Accardo, Calabrese e Lopez che hanno avuto il grande merito di seguirne i primi passi. Per terminare, un ringraziamento va anche a coloro che, dietro le parole “Dirigenti”, “Responsabili” e “Medici Sociali” nascondono un volontariato vero, fatto di tanto impegno con ore tolte al lavoro, alla famiglia ed al tempo libero.Un compito il più delle volte oscuro che ha ricompensa solo nelle vittorie e nella crescita della società.Un grazie quindi al Presidente Peppe Di Gennaro, ai consiglieri Vincenzo Borrelli, Pietro Calabrese e Vincenzo Lopez, ai responsabili Vincenzo Accardo, Maurizio Ferrara, Michele Iavazzo e Carlo Sangiovanni ed ai dottori, Antonino Lopez e Francesco Saverio Sorrentino.

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