Amatori Rugby Torre del Greco
L’America’s Cup è il più famoso trofeo nello sport della vela che si regatava molto prima che Luna Rossa lo rendesse noto in Italia: la competizione ebbe origine il 22 agosto 1851 quando il Royal Yacht Squadron britannico sfidò il New York Yacht Club che decise di partecipare con lo schooner “America” in un percorso attorno all’isola di Wight.
“America” vinse con otto minuti di distacco sulla seconda barca, la britannica “Aurora” e si aggiudicò la Coppa ch’era stata messa in palio per celebrare la prima Esposizione universale di Londra.
La regina Vittoria, alla quale era stato comunicato il successo di “America” chiese quale barca fosse giunta seconda e ottenne in risposta “There is no second, your Mayesty”.
“Non c’è secondo, Maestà”
Il nome di Giambattista Croci non è Carneade.
Il 22 marzo del 1997, a Grenoble, l’Italia sconfisse la Francia, trionfatrice nel torneo delle cinque nazioni, per 40/32 e a quattro minuti dalla fine vinceva 40/20: GioBat varcò la linea di meta quando la partita era ferma a 20 a 20 e fu l’ultimo anello di una catena infinita di passaggi, cambi di fronte, rugby spumante, rotture di placcaggi e di tutto quello che il Dio del rugby si degna di concedere in una sola partita. Quel giorno in campo, contro i francesi, Dio giocò con il piede di Diego Dominguez perché già aveva dato prova, con gli inglesi, con “la mano” di Diego Armando Maradona. Ma quella era un’altra palla ed un’altra occasione per dimostrare che solo Lui è in grado di cambiare le regole e che gli ultimi, se vogliono, possono essere primi.
Come disse Corrado Sannucci nel 2005 fu “la meta che ha strappato il rugby italiano dalle parrocchie per consegnarlo alla BBC”
Dopo Salerno e Wasps (quelli di Stabia, purtroppo) cerchiamo di non tornare all’oratorio.
Vostro Not/unknown
Nicola Romano