Amatori Rugby Torre del Greco
Ci sono in giro, e se ne parla, due cose interessanti ai quali i nostri rugbysti potrebbero e/o dovrebbero essere interessati. Se vi sintonizzate sulle reti del Cavaliere, ma anche su quelle di mamma Rai, perdereste il vostro tempo e sprechereste la vostra curiosità perché non ne parleranno mai ed ora, per evitare di essere tacciato di antiberlusconismo pregiudiziale, tenterò di spiegare il perché. La prima è un libro che si titola “Fluoriclasse” di Gladwell (Storia naturale del successo) la seconda è una ricerca di psicologia applicata condotta nell’ambito delle scienze motorie; sarò costretto a brevi cenni ma per i miei affezionati lettori suggerisco www.mcmaster.ca/ e www.apa.org/journals/hea per poterne sapere di più.
Non precipitatevi: i server hanno il loro da fare e non potrebbero reggere le vostre numerosissime richieste di collegamento.
Andiamo per ordine ed iniziamo dal “Fuoriclasse”.
Secondo Gladwell il talento conta, ma è sopravvalutato: occorre costanza, carattere ed il giusto ambiente culturale. Quale sia “Il giusto…” nella sua intervista non lo specifica ma posso azzardare che si tratti di un ambiente critico, ma non denigratorio, che smorzi gli entusiasmi per i piccoli successi ed indichi sempre nuove “mete” più difficili da realizzare alla luce del fatto che quelle facili non è detto che siano state conseguite: praticamente s’impara più dagli errori che dai successi ed il “Fuoriclasse” viene fuori dal lavoro compiuto per eliminare gli errori.
Michael Jordan diceva di essere diventato il migliore perché aveva sbagliato novemila tiri e Mozart, da bambino, era un pessimo compositore.
Il genio musicale di Amadeus è a tutti noto anche senza il film con Ben Murray ( che però interpretava Salieri, invidiosissimo collega del nostro) ma ho qualche dubbio per Jordan: faceva il cestista e, mi dicono, ch’era un discreto giocatore.
Ognuno ha i suoi tempi e c’è bisogno di tempo per far venire fuori un campione.
Ma questa è una società del “tutto e subito” e non c’è pazienza per aspettare.
Non si può essere campioni a diciotto anni.
Ovviamente il grassetto è di Gladwell e non di chi scrive.
La ricerca di psicologia ( Università di McMaster, Toronto, Canadà) verte invece sulla “Forza di volontà” considerata come un muscolo da allenare.
La ricerca La forza di volontà non è infinita: si esaurisce con l’uso ed è come un muscolo. Si può aumentare esercitandosi.
L’allenamento Per allenarsi ci si può sottoporre a piccole sfide quotidiane o aumentare gradatamente gli impegni da portare a termine.
Le strategie Ascoltare musica aiuta perché predispone ad un migliore stato d’animo.
Bene anche pianificare le attività ad orari e date fisse. Insomma darsi degli appuntamenti… e mantenerli.
La ricerca mirava a studiare le motivazioni di persone (sedentari mai sport) che nonostante tenessero fede a tutti i loro impegni (privi di qualsiasi sforzo fisico) rinunciavano sempre allo jogging o alla seduta in palestra.
Il vero problema è che “ la capacità di controllare la concentrazione è limitata ed oscillante, tra alti e bassi, durante l’arco della giornata” e “ la connessione tra concentrazione, autocontrollo e forza di volontà è strettissima: non si può avere forza di volontà senza le prime due”
Conclusione: la forza di volontà è limitata e se la s’impiega in un compito non ne resta per un altro. Ma… questo non deve diventare una scusa per non muoversi. La stanchezza non è una motivazione sufficiente per non muoversi, perché, in sintesi, bisogna distinguere tra affaticamento e forza di volontà. L’affaticamento dipende dallo stato di salute generale del soggetto mentre “la forza di volontà” dipende da quanto il soggetto non sia bravo ad inventare per sé stesso alibi per non fare e trovare motivazioni nobili da far accettare agli altri:
Il dovere, il lavoro, lo studio, mammà si preoccupa e la mia metà( uomo o donna) è ansiosa.
Solo aumentando il “carico” d’impegni, e portandoli a termine, la prossima volta faremo una “meta” in più: un miglioramento della “forza di volontà” è alla portata di tutti, basta un allenamento costante per accrescerla in modo considerevole.
Perché in televisione non se ne parla?
Se fossimo tutti “fuoriclasse” maestrine, ruffiani, leccaculo ed escort dovrebbero fare qualcosa in più (sapere di più, ragionare di più, confrontarsi di più, correre di più, lottare di più, essere placcati di più senza il privilegio di placcare senza essere placcati) e soprattutto non ci sarebbero tanti italioti ad ammirare, ed apprezzare, il loro essere nulla.
Non a caso Peppe d’Avanzo, napoletano, è stato il primo, in questo paese, a porre pubblicamente al Presidente del Consiglio in carica, domande sullo stato di salute mentale di Silvio Berlusconi; ci voleva un rugbysta per farlo e Peppe d’Avanzo è stato rugbysta.
Ad un avversario che dice “ E’ inutile giocare perché i so’ meglio i tè” il rugbysta risponde “famme verè”. Senza comprarsi l’arbitro.
Vostro not/unknown
Nicola Romano
N.B. La partita col CUS mi è piaciuta: la prossima volta faremo meno errori.
C’è tempo per crescere: in serie B ci torneremo. E ci resteremo.