Amatori Rugby Torre del Greco“Non sono profeta…” aveva affermato Pio IX per questioni molto più importanti delle nostre disfide provincial/comunali”… ma voi a Roma non entrerete mai”. Pio IX fu l’ultimo Papa Re e “voi” erano sia i clerical piemontesi, perennemente alla ricerca di un modo di mettersi d’accordo con Sua Santità, che gli italianissimi di Peppino Garibaldi il quale odiava i preti più degli austriaci e definiva Pio IX “un metro cubo di m…”. Giuseppe Garibaldi aveva qualche competenza scientifica e gli piaceva esibirle mettendo le stesse al servizio di una robusta invettiva; d’altronde, essendo uomo d’azione, usava un linguaggio da bordello militare che ha sempre vantato, in tutti i tempi, robusti estimatori. L’ultimo Papa Re, nonostante le Sue Entrature con Chi Tutto Sa e Tutto Vede, non l’azzeccò e confermò le sue scarse competenze profetiche; modestamente, chi vi scrive, la vittoria, in quel di Stabia, l’aveva annunciata, forse in modo un po’ anodino, come in genere si fa per non essere smentiti dai fatti, ma Hannibal, meno noto come Mr. Panariello, era stato categorico, dopo aver archiviato le pratiche Partenope e Fabreternum, nell’affermare “ E ora batteremo i Wasps in casa loro”.
Non era il fatidico “Roma o morte” ma ci andava vicino’ ed è andata bene in quanto Rugby Torre supera i Wasps Stabia Rugby per 24 a 5; è ovvio che il Rugby Torre non travolge, non sconfigge, non conquista, non punisce, non dilaga, non spezza le reni, non sale in cattedra ma, semplicemente ed onestamente, vince (e convince) contro avversari temibilissimi che hanno messo in crisi qualsiasi squadra incluso il primatista Sora. Insomma, come avrebbe scritto un onesto cronista della palla obesa, il XV corallino si è aggiudicato 5 punti permettendo al coach, e a chi scrive, di far parte del prestigioso club dei profeti che qualche volta l’azzeccano.
Qualche ora prima, a Dublino, l’ Italia ha evitato una disfatta con l’Irlanda limitandosi a perdere per 29 a 11 e forse, se è stato un atto di superbia confrontarsi con profeti di professione, sicuramente non è azzardato parlare della Nazionale a proposito di una partita di rugby di serie C del girone laziale campano giocata di sabato sera per non disturbare Sua Santità il Calcio. Sarà un argomento trito e ritrito quello della diversità dei rugbysti rispetto ai pallonari ma purtroppo la Nazionale Italiana di Rugby non riesce ad espungere dal suo DNA una tara genetica caratteristica del gioco del calcio: l’arroganza dei deboli. Nel grande Rugby si ammira chi vince: Milano, 14 novembre 2009 Italia-Nuova Zelanda. Quale squadra sono andati ad ammirare 80.018 spettatori? La risposta ai puri di cuore!
Il Cinque Nazioni è passato a Sei per aumentare il business televisivo infatti la FIR attualmente ha un bilancio secondo solo al calcio: nel 1999 il conto era di otto miliardi di lire; oggi è di trentaquattro milioni di euro. In dieci anni i soldi sono aumentati dell’850%.
Il migliore stimatore della rugby mania è il numero di sponsor della nazionale: oggi sono 43 chiamati partners, nel 1999 erano 5. In dieci anni il rugby è volato ma alle partite di rugby ci sono 30 persone che giocano e quattro gatti che guardano e questo è vero anche per il Super 10. E allora per quale mistero una nazionale che perde produce record in pubblicità come se vincesse? E’ semplice: la televisione sostituisce il reale ed è più vera del vero. La realtà, però, si vendica della televisione perché in campo giocano atleti in carne ed ossa e non stringhe di bit o fasci di onde elettromagnetiche e i futuri atleti della nazionale dovrebbero essere quelli che giocano sui campi di calcio italiani, indesiderati ospiti paganti, in tutte le serie C delle province più sperdute del paese.
Nei paesi anglosassoni il rugby si gioca da più di un secolo in tutte le scuole, in tutti i college, in tutti i prati e la Francia ha dovuto penare per essere ammessa a giocare in uno sport tutto interno alle Isole Britanniche perché i sudditi di Sua Maestà La Regina schierano ben quattro nazionali di Rugby: l’Italia mette in campo atleti con passaporto italiano perché bisogna produrre eventi televisivi.
Per poter alimentare l’epica del rugby c’è bisogno di vittorie e quelle purtroppo non arrivano più.
Un popolo di sportivi televisivi, diventati velisti dopo i successi di Azzurra e Luna Rossa o sciatori dopo quelli di Tomba, non può trasformarsi in rugbysti perché a rugby ci si mena, secondo regole precise, ma sempre botte sono; se non si è educati alla violenza, non quella dei teppisti che picchiano in branco sempre con soggetti deboli, ma quella che ti espone a ritorsioni di avversari forti quanto te, qualcuno si fa male.
E questo non deve accadere perché gli atleti recuperano ma il rugby ci perde.
Al Menti, al 20’ del secondo tempo (19/0 per il Rugby Torre), l’arbitro è stato costretto a sedare un ambiente surriscaldato con vari cartellini ed è ovvio che non si è giocato a rugby; è preciso dovere di tutti quelli che amano questo sport insegnare a perdere.
Le facili vittorie non servono a niente, le vittorie adrenaliniche ti dicono che ce la puoi sempre fare ma solo le sconfitte ti aiutano a crescere: è’ indispensabile, per vincere la prossima volta, riconoscere che in quella occasione gli avversari sono stati più bravi di te.
E domani è un altro giorno pieno di chances per tutti.
Vostro Not/Unknown Nicola Romano
N.B. E’ doveroso riportare la dichiarazione di Luca Stornaiuolo, allenatore del Wasps Stabia Rugby, che dimostra, ma non avevamo alcun dubbio, di essere uno di quelli che ama lo sport del rugby.
“Partita senza storia, oggi i miei sono rimasti nello spogliatoio e ciò mi rammarica…
I nostri avversari meritavano per rispetto un altro Stabia ed invece abbiamo perso senza giocare. Meglio voltare pagina. Spazio ora alla voglia di giocare”
Ed ancora da parte del commentatore “… i meritati cinque punti. Complimenti ai cugini che dopo anni di sacrificio (più o meno 45 anni: era l’agosto del 1965, ed anche allora fui più utile al rugby scrivendo che giocando. Una lettera accorata di due ragazzini di 15 anni alla Gillette ci rese 300.000 lire; un pallone di cuoio, già obeso, ed uno piccolo da foot ball ed iniziammo) stanno raccogliendo preziosi frutti con molti ragazzi giovani ed interessanti…”
Con dirigenti così il rugby, al sud, avrà sempre futuro.