Amatori Rugby Torre del GrecoRugby: a 13 anni espulso perché bestemmia.
Ansa, Genova. Espulso per aver bestemmiato durante la partita di rugby: è successo ad un tredicenne del Genova Rugby, che ha imprecato nel corso di una partita disputata sabato 6 marzo 2010 nel capoluogo ligure con avversari pari età del Recco. Mortificato il ragazzino ha chiesto subito scusa. Ma l’arbitro è stato irremovibile.
In questi giorni di mancata opinione avevo scritto qualcosa da sottoporre alla vostra attenzione che teneva insieme la ricerca di uno scienziato Richard Lynn, si fa per dire, irlandese, il film “Invictus” ( rugby, razzismo e Mandela) e finalmente il nostro San Remo con “Sogno un paese senza ladri” da parte di Sua Eminenza Pallonara Marcello Lippi (Moggi al telefono e il figlio, inquisito dalla Procura di Napoli per Calciopoli, preso a schiaffi da Antonio Cassano) ed Emanuele Filiberto di Savoia, figlio di un assassino che andava a puttane (Vallettopoli per le puttane ed i francesi che l’hanno processato per omicidio), e nipote di un nonno responsabile della morte di un milione d’italiani per non parlare del bisnonno che faceva prendere a cannonate da Bava Beccaris la gente che protestava per non morire di fame. Praticamente l’alternativa per i sudditi dei parenti di Sua Altezza Reale Canterina era tra morte per piombo o morte per fame, e morte di qualsiasi tipo ed emigrazione; i napoletani, meno fessi dei milanesi, avevano iniziato ad emigrare subito dopo il 1860 perché il primo dei Savoia si tingeva i capelli ed era sempre arrapato di soldi (di tutti) e di femmine (degli altri), il secondo( Umberto I) non fece molti guai perché ci pensò Gaetano Bresci a farlo fuori con un colpo di pistola ed il terzo (Vittorio Emanuele III) era così corto che invece di pensare alle scarpe truccate (come usa il nostro amato premier Silvio Berlusconi) faceva segare i piedi alle poltrone per poter mettere i piedi per terra. L’ultimo, il re di maggio, svernò ad Oporto svergognato dagli italiani con il referendum e sputtanato dal Benitone nazionale che lo ricattava per la sua omosessualità da cui il famoso “Gradisca”, secondo Fellini, rifiutata. La Daddario, nota escort a noi coeva, si è immortalata al gossip nazionale con un “Gradisca Presidente” che sinceramente non ho letto per non schiattare d’invidia per un uomo di settantaquattro anni, cattolico militante, fondatore del partito dell’amore, invocato da fanciulle in fiore “Silvio ci manchi”, circondato da nani (più corto di Lui, il ministro Brunetta) e ballerine (canale 5 e Rai tutta) e perennemente assistito da un endocrinologo di fiducia, tal Scapagnini da Catania, per gradire tutte le offerte.
Il più corto (dei re) è stato il peggiore: ha chiamato i fascisti al governo inaugurando una dittatura, si è messo d’accordo con il Papa con un concordato, ha mandato gli italiani a morire in Africa, in Russia, in Albania, in Jugoslavia e in Grecia, ha azzannato alle spalle i francesi già battuti dai tedeschi (Maramaldo tu uccidi un uomo morto) e al momento della resa dei conti, da buon vigliacco, è fuggito (Roma 1943); il suo socio in opere, il cavaliere Benito Mussolini, il caporale dei bersaglieri “Me ne frego” o “Lesto Fante” come lo definiva il suo sodale intellettuale Gabriele d’Annunzio, che lo conosceva bene, fece una brutta fine sul lago di Como non senza aver tentato d’emulare in codardia le bassezze di Sua Altezza Reale. Purtroppo per lui, il Cavaliere Benito Mussolini era stato il massimo artefice della propria dipartita coniando slogan reboanti che erano legge per tutti non come i lodi salva Berlusconi; “Se avanzo seguitemi, se indietreggio ammazzatemi” gli fu fatale perché non ebbe il tempo di comunicare alla radio (la televisione di allora) ch’era stato frainteso, che non aveva mai detto una cazzata del genere, e quando cercò di fuggire travestito da soldato tedesco gli italiani lo presero sul serio e lo appesero per i piedi a piazzale Loreto insieme ad una delle sue donne. Claretta Petacci fu una delle tante donne che s’innamorano del potere, dei suoi vantaggi e, per inciso di chi in quel momento lo deteneva, ed il Duce l’aveva officiata sull’ara della virilità del popolo italico perché agli italiani di allora piaceva il capo che si faceva tutte le femmine a portata di mano ed infatti il suo motto sull’argomento era, suggerito dal Vate, nulla die sine ictu.
Gli italiani di oggi pare, senza conoscere il Gabriele D’Annunzio come Vate e senza conoscere il latino per tradurre il motto, che continuino ad apprezzare le falliche virtù del capo ed addirittura molte donne si sono organizzate in movimenti il cui motto è “Capo ci manchi”; comunque le italiane di oggi non saranno vittime della stessa ingenuità della Petacci, e della sua scarsa conoscenza della storia, che le aveva fatto scambiare la Repubblica di Salò per la Francia di Re Sole nella quale una mantenuta del Re arrivava al capolinea della vita nel suo letto. Suo, suo, non quello del Re.
Ci azzecca con il rugby? Ci azzecca, ci azzecca… ve lo garantisco perché quando Sua Altezza Reale Emanuele Filiberto venne a Napoli tentando di fare seriamente il mestiere di Re (ora lo ha cambiato per quello di ballerino e canterino) si mise appresso a San Gennaro e passò con la processione a piazza San Domenico davanti Scaturchio (dove io sono di casa per prendere un caffè ) e qualcuno gridò “Viva Bresci” ci voltammo in due: io e Lui. E’ stata la prima volta nella mia vita che ho avuto, in esclusiva, la stessa reazione di un Essere Superiore: solo io e Sua Maestà (ed il vile vocirefatore) conoscevamo il nome di chi aveva fatto fuori Suo nonno Umberto I e ciò me lo rese simpatico perché non era ignorante come i suoi sudditi; poi si è messo a cantare a San Remo“Voglio un paese senza ladri” con Pupo e Marcello Lippi. Chissà a quale paese si riferiva.
Nella stessa manifestazione di Sua Maestà è irrotto, molto più umilmente, Tony Maiello ventenne canterino di Castellammare di Stabia accompagnato dal regista televisivo Fabio D’Arco, tra l’altro presidente dei nostri cugini Wasps Stabia Rugby, e Tony Maiello, affiliato Wasps, ha dato onore umilmente (l’umiltà è una parola molto cara ai cugini wasps ed al loro presidente) a Stabia, al Sud (nel quale ci troviamo anche noi), al Rugby (che onoriamo anche noi) con una canzone dal titolo poco rugbystico “Il linguaggio della resa”.
A breve Silvio Berlusconi ci verrà a cantare con il fido Apicella (meno male che non si porta il fido Fede) “Tengo ‘o core dint ‘o zucchero” e ne ha ben donde perché sulla Casoria Salerno farà qualche sosta anche a Portici e Torre del Greco.
Vi ho dato tutto: un Re, Due Presidenti, cinque Canterini, Due Giullari e tante canzoni. Volevate altro? Ingordi!
Sul razzismo invece c’era Invictus “Mandela e Rugby” e Richard Lynn il quale ha concluso sulla base di ampie statistiche, che i nordisti sono più intelligenti dei sudisti; lui ha parlato di Q.I. e non d’intelligenza ignorando che i suoi colleghi non si sono mai messi d’accordo sulla definizione d’intelligenza e tantomeno su un suo stimatore. Ulteriore novità della ricerca consiste nel fatto che ad oriente si è (mediamente) più intelligenti che ad occidente e stavolta il nostro scienziato ha dimostrato non solo d’ignorare che la terra è sferica (sulla sfera qualsiasi orientamento è arbitrario per cui tutti i nord sono il sud di qualcuno e tutti gli est sono gli ovest di qualcun altro) ma semplicemente che, forse, oltre ad essere stato pagato da qualche partito razzista ha preso, più che forse, una bustarella supplementare dal governo della Repubblica Popolare Cinese talmente danaroso da finanziare il deficit degli Stati Uniti d’America.
Il ministro Bossi, notoriamente interessato ai progressi della ricerca scientifica (non solo andrologica perché il “Ce l’ho duro” non lo pronuncia più bene come una volta) finalmente ha trovato pace perché ha un figlio bocciato dalla scuola italiana (che non la nega a nessuno figurati ai figli dei ministri) e la moglie siciliana, il nostro premier Silvio Berlusconi (milanese) ha capito perché Angelino Alfano (siciliano) è disposto ad andare in parlamento a fare figure di merda (faccia e nome) a proporre lodi ( così si chiamano le leggi ispirate dal Marchese del Grillo, Alberto Sordi a cinema, “Io so’ io e voi non siete un cazzo”) e Mariastella Gelmini ha capito perché lei è ministra con gli stivali e Noemi Letizia è in mutande ad ogni angolo di strada mentre la Carfagna è invocata dai puttani, come ministro delle pari opportunità, a non fare leggi solo a favore delle puttane.
Poi c’è il fratello del Papa che in trent’anni non ha mai notato che si trombavano i suoi chierichetti del coro di Ratisbona; veramente anche a Roma i gentiluomini di Sua Santità si trombavano i coristi di Santa Cecilia ma poi si è saputo (dalle vili intercettazioni) che i gentiluomini erano mazzettari e i chierichetti nigeriani di due metri e attributi in proporzione di razza negroide.
Chi ha vilipeso il rugbysta in erba di Genova? I padri della Patria? Le più alte cariche dello Stato? La Purezza di Santa Romana Chiesa? Voleva Balotelli nero e il sudicio Cassano in nazionale?
Ormai siamo ai falli teocon e gli arbitri di rugby saranno costretti a valutare se sono grandi o piccoli, duri o mosci o semplicemente così, così.
Una cosa è certa: in caso d’erezione l’espulsione è sicura. Cartellino rosso.
Cari rugbysti diciamo no al MedioEvo ed ai suoi sostenitori: siamo, o dovremmo essere, un paese democratico, dell’Europa del 2010 e non in un sultanato clerico fascista già liquidato dalla storia.
Il caro Marx diceva che il nostro Vico aveva torto: non ci sono corsi e ricorsi ma tragedie e farse.
Con il fallo di bestemmia al rugby siamo oltre la farsa: siamo alla frutta.
Vostro Not/Unknown Nicola Romano